Il futuro dei social media: previsioni senza sfera di cristallo

Brand Content, Social Media, User Experience

9 Set, 2019

Qual è il futuro dei social media? È un pronostico difficile da fare, a cui si potrebbe rispondere solo in teoria. Possiamo pensare che Facebook avrà chiuso i battenti, che TikTok sarà all’apice del successo e che Viadeo sarà sepolto dal colosso LinkedIn. Ma resta ancora un po’ e vediamo cosa possiamo aspettarci!

Chi può vantarsi di avere la risposta? Sicuramente, noi no! Non siamo ancora in grado di leggere il futuro in una sfera di cristallo, ma possiamo cimentarci in delle ipotesi. Forse ci prenderemo in giro da soli quando, tra cinque anni, ci renderemo conto di aver sbagliato, proprio come è successo per la previsione sulla fine del mondo nel 2012… che, in realtà, stiamo ancora aspettando. È anche possibile che questo articolo sarà cestinato nel labirinto di Internet per allora, ma proviamoci!

“Aspetta, ti darò una voce.”
Non so voi, ma ci è voluto un po’ di tempo per capire cosa facessero i giovani parlando al microfono dei loro telefoni, da soli, in mezzo alla strada o in metropolitana, in un modo più o meno ridicolo, senza che all’altro capo ci fosse qualcuno. Parlano. Chiacchierano. L’uso della funzione dei messaggi vocali è in aumento su Instagram, Messenger e WhatsApp e ciò era prevedibile. Dopo gli assistenti vocali, Siri, Alexa, Google Home e l’ultimo di Orange, chiamato Djingo, che ci facilitano la vita e le ricerche, è giunto il momento delle conversazioni digitali a voicer.

Sembra che dopo il mobile-commerce ed il social selling, i protagonisti dei nostri momenti di consumo saranno il voice commerce ed il social voice selling. Nomi complicati per dire semplicemente che possiamo parlare con Instagram e chiedergli di acquistare l’abito indossato da quell’influencer scegliendo taglia e modalità di spedizione. In un solo gesto, l’ordine viene inoltrato…e quasi già consegnato!
Parlando di influencer, cosa accadrà loro tra cinque anni?


L’influenza è business
«E’ un ottimo lavoro, vivo della mia passione e non mi sembra di lavorare un solo giorno l’anno. D’altra parte, so che può  finire tutto da un momento all’altro, quindi mi godo ogni istante!» è questo il pensiero di tutti coloro che vengono definiti, o si definiscono, influencer.

E non è un ragionamento, di fatto, errato! Gli influencer sono consapevoli che il loro parere, in grado di mutare i comportamenti altrui, potrebbe cessare di essere influente anche domani. Ecco perché, la maggior parte di loro spesso fonda un proprio brand approfittando dei “super poteri”, al momento ancora funzionanti, che portino il pubblico ad acquistare i prodotti del loro marchio piuttosto che quelli di altri (gli stessi che fino al giorno prima hanno sponsorizzato).

I nostri super-influencer diventano veri e propri imprenditori. E funziona! Libri di ricette, biografie, diari, kit vari, linee di borse, vestiti o moda mare, programmi televisivi, prodotti di skin-care e beauty: tutto può essere venduto grazie alla loro influenza!
I celeberrimi millennials sono il loro target-obiettivo primario: mentre in passato adoravamo Johnny Depp, Jennifer Lopez o George Clooney, oggi le vere star sono proprio gli influencer sbucati fuori dal cilindro dei social network.
I prodotti vengono derubati
della loro stessa identità, oscurata da quella degli influencer. Le code ai meets-up sono infinite e improbabili prodotti vengono rivenduti a prezzi smodati solo per essere stati utilizzati dagli influencer: questo è il potere delle nuove celebrities!

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Il sito Celebrity ha voluto cavalcare l’onda del potere esercitato dagli influencer, ingannando tantissimi utenti: la piattaforma avrebbe distribuito alcuni video, facendoli passare per contenuti prodotti dalle stesse star del web. Il guadagno della piattaforma sarebbe stato esorbitante, vista la cifra a cui ogni video è stato venduto: dai 25 agli 80€ (a seconda delle dimensioni della community dell’influencer di riferimento).

La parte peggiore di tutto questo è che ha funzionato! Prima che gli stessi influencer smentissero la partecipazione al progetto, centinaia di utenti sono stati truffati.

E tra cinque anni?
Beh, possiamo dedurre due semplici cose.
La prima è che tutte queste storie di successo ispirano i giovani fan di oggi a diventare i super-influencer di domani. I nostri figli sognano oggi di diventare influencers, come ieri si ambiva ad una carriera da vigile del fuoco, astronauta o dottore.

Ci sarà un pubblico per tutti? Possiamo dedurre che si verificherà un aumento notevole di micro-influencer e che, di conseguenza, le strategie di marca dovranno adattarsi. Di fatto, è palese che gli adolescenti oggi sono naturalmente attenti al loro personal branding, hanno una cultura dell’immagine sviluppata e sono molto a loro agio davanti alla fotocamera del loro smartphone. Non sono pochi coloro che, grazie a queste attitudini, superano facilmente i 1000 follower su Instagram.

La seconda ipotesi prevede che il super potere di indurre le persone ad imitare le loro scelte di consumo possa gradualmente diminuire: gli influencer sarebbero così all’angolo. Accettando qualsiasi partnership, pur di ottenere ingenti guadagni, potrebbero perdere la fiducia dei loro utenti, che magari non nutrono la stessa stima nei confronti del brand sponsorizzato. Effettivamente già adesso non è raro vedere commenti negativi correlati agli svariati post sponsorizzati sulle piattaforme social: «Un altro post sponsorizzato! Sei pronto a fare qualsiasi cosa per guadagnare soldi!» (e abbiamo preso ad esempio uno dei commenti più gentili).

Tuttavia, il potere di influenzare i comportamenti e di puntare i riflettori su determinati topic sarà sempre presente, magari aumenterà: mangiare meglio, vivere meglio, consumare meglio, proteggere il pianeta, etc. Possiamo vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, possiamo ritenerlo un business malsano basato sulle coscienze di tutti, possiamo definirlo una super potere, ma l’influence marketing è, a torto o a ragione, in grado di cambiare il nostro stile di vita. Talvolta, però, il bicchiere è davvero mezzo pieno (purché non sia di plastica), perché gli scatti social propongono davvero buone azioni da imitare.
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In ogni caso, sarà probabilmente necessario che i brand siano in grado di sfruttare questa nicchia per poter essere veramente presi sul serio dai seguaci.

Diffidenza e inversione di tendenza
Arriviamo al un punto cardine della discussione: gli utenti di Internet saranno sempre più sospettosi e diffidenti riguardo ai post sponsorizzati, ma non solo! Il tempo in cui Internet riusciva a suscitare stupore, magia, quando tutto era nuova e rivoluzionario, sta per terminare.

IL GRANDE FRATELLO TI STA GUARDANDO
Siamo sempre più informati ed educati sui pericoli, reali o meno, dei social network e di Internet in generale. Oltre allo sfruttamento dei dati, c’è una crescente consapevolezza della manipolazione a cui la rete sottopone le notizie.

All’inizio del 2019, Netflix ha rilasciato un inquietante documentario sullo scandalo Cambridge Analytica: “The Great Hack”, che mostra come le intenzioni di voto degli elettori americani siano state influenzate, a favore dell’estrema destra, grazie alle fughe di dati di Facebook. I risultati dei report fanno sudare a freddo e suscitano il desiderio di fare una sola cosa: cancellare il proprio account Facebook.

Ora sappiamo che il nostro comportamento è costantemente monitorato, che le nostre conversazioni sono ascoltate da Google Home, che i microfoni dei computer portatili ascoltano le nostre conversazioni quotidiane permettendo ai software di spingere gli annunci pubblicitari online in base agli interessi che i microfoni hanno rilevato, che le caratteristiche fisiognomiche dei nostri volti sono registrate sui server grazie ai sistemi di riconoscimento facciale, che Google Map registra tutti i nostri movimenti, che Apple conosce perfettamente le nostre ore di sonno e di risveglio. Sappiamo anche che Uber alza le sue tariffe quando siamo in risparmio energetico, pronti a pagare qualunque prezzo per tornare a casa prima che il nostro smartphone si spenga, che Tinder organizza i nostri incontri romantici valutando la nostra attività fisica o il nostro livello di istruzione attraverso lo studio delle nostre conversazioni.

Niente più casualità: stiamo lasciando che gli algoritmi prendano decisioni per noi, rinnegando il nostro stesso libero arbitrio. Tutte le nostre azioni, ricerche, viaggi, le nostre conversazioni, interessi, i nostri gusti e le nostre paure: tutto questo può essere usato contro di noi in qualsiasi momento. GRANDE FRATELLO: è qui che siamo!

Aggiungeteci le fake news, le false informazioni che fanno parte della nostra vita quotidiana e che cerchiamo di contrastare ogni giorno, e boom! Abbiamo l’esplosivo cocktail di sfiducia, quello che entro 5 anni ci spingerà ad accantonare i social network per sfuggire alle manipolazioni digitali di cui siamo vittime.

E se, oltre a spiarci, i social network ci facessero ammalare?
Facebook, Instagram, Snapchat inducono alla solitudine: situazione che facilmente porta i soggetti alla depressione. Secondo uno studio della Royal Society for Public Health, pubblicato nel 2017, i giovani dai 12 ai 24 anni che usano Instagram e Snapchat hanno quattro volte più probabilità di avere tendenze depressive rispetto alla media dei giovani di questa fascia di età. Seguire la moda ti permette di sentirti parte di un gruppo, una comunità, di sentirti quasi più amato e di ritrovare la fiducia in te stesso, ma è una sensazione fugace. Quando ci troviamo nella vita reale, ci rendiamo conto di quanto sia effimero questo momento di gloria virtuale e la caduta può essere distruttiva.


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Recentemente, Instagram ha deciso di porre fine alla “dittatura dei simili” per eliminare la pressione sociale insita nei meccanismi di socializzazione della piattaforma. Un cambiamento radicale è stato quello di rimuovere il contatore dei like: fine della malsana concorrenza, ma anche una grande sfida per il funzionamento della rete, soprattutto per gli influencer. Instagram tornerebbe quindi su ciò che l’ha resa un successo, e saremmo quasi tutti sollevati!
«I social network sono la fine della vera condivisione» – Google ha probabilmente anticipato questa necessità di riconnessione offline, annunciando il lancio di una nuova rete (sociale): Shoelace. Questa applicazione renderebbe più facile incontrare persone con gli stessi nostri interessi. Una miscela tra Tinder e Facebook, ancora sotto algoritmo, ma con l’obiettivo di far sollevare la testa dallo schermo.

Quindi, tra 5 anni non ci sarà più nessuno sui social network e parleremo da soli con i nostri smartphone? Non proprio! Saremo certamente più istruiti e attenti al modo in cui ci interfacciamo alla rete e ai suoi contenuti. Ci sarà un backtracking, una fruizione minore della vita attraverso gli schermi a favore della vita reale. Possiamo ipotizzare alcune tendenze: zero smartphone, vita lenta-vita giusta, zero reti. Ci allontaneremo dai social…tenendoci un piede dentro. Perché sì, nonostante tutto, i social network sono pratici e aiutano a rimanere in contatto.

Per non parlare dell’inquinamento digitale. Lo sapevate che Internet è il più grande agente inquinante al mondo? In un contesto di guerra climatica, è possibile che, nonostante le nostre buone intenzioni, sia il pianeta stesso che ci obbligherà a limitare i nostri tempi di connessione.

 

 


 

Fonti:

Frenchweb – Il y aura 8 milliards d’assistants vocaux dans le monde d’içi 2023
20 Minutes – YouTube: Squeezie s’en prend à Tibo Inshape qui se fait de l’argent sur ses fans
Nouvel Obs – Batterie sur la fin ? Uber sait que vous accepteriez une course surtaxée
Le Point – « L’Amour sous algorithme » : comment Tinder manipule nos rencontres
Journal du Geek – Snapchat et Instagram génèrent anxiété et dépression chez les jeunes
Royal Society for Public Health
Mr Mondialisation – Le coût écologique d’Internet est astronomique et personne ne le voit

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