Tifos: dovrebbero essere considerati opere d’arte?

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2 Set, 2019

Se il calcio è lo sport della gente, il tifo è la sua immagine. In questo articolo ci ritroveremo a discutere di coloro che mantengono vivo lo sport dagli spalti. Con centinaia di ore di preparazione affinché lo spettacolo stupisca pubblico e giocatori in meno di 5 minuti, i tifosi non possono permettersi di sbagliare quando si tratta di rappresentare la loro associazione, la loro città, la loro squadra del cuore.

Un po’ di storia
Per i novizi, la parola tifo deriva dal verbo italiano tifare che significa sostenere. Per questo motivo usiamo tifo per designare animazione. L’animazione si riferisce allo spettacolo visivo e sonoro offerto da una tribuna durante l’ingresso dei giocatori attraverso l’uso di striscioni, sciarpe, teloni, ecc. Tifo nasce in Italia alla fine degli anni ’60, in concomitanza con la creazione dei movimenti ultras (associazioni di sostenitori). Questa tradizione si è poi diffusa in Inghilterra negli anni ’70, quando era presente il teppismo, per poi diffondersi nel resto d’Europa.

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Oggi la tifo culture ha superato confini e influenzato intere generazioni, perché è il mezzo di espressione più dimostrativo e impattante all’enormità di uno stadio e davanti alle telecamere che trasmettono l’evento sportivo.

E l’arte in tutto questo?
Con una grave mancanza di oggettività, affermeremo che sì, i tifos sono opere d’arte. Quello che ci interessa qui è capire come i tifos sono stati ispirati dall’arte e fino a che punto anche l’arte trae giovamento da ciò che i tifos propongono.

Innanzitutto, il tifo è come un gigantesco dipinto, che mescola colori, forme e tecniche di lavorazione. Contiene i componenti di un dipinto con le sue varietà di stile, materiali e strumenti utilizzati nella rappresentazione. Divideremo i tifosi in due categorie.



I tifos di carta
È una specialità degli stadi sud americani dove il pubblico ha il ritmo nel sangue, riferisce Marcelin Chamoin, redattore di Lucarne Opposée. Sono l’ornamento più diffuso per le coreografie degli ultras e richiedono una grande organizzazione. Da una mappa dello stadio, dopo aver fatto uno schizzo, è necessario distribuire fogli di carta di vari colori sulle diverse tribune in modo che ogni spettatore sollevi contemporaneamente il proprio foglio in modo che la composizione prenda vita.

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Questo tipo di tifo è paragonabile ad un movimento pittorico chiamato divisionismo (o divisionismo). Infatti, si compone come un mosaico di una moltitudine di tasselli colorati che, a una certa distanza, rivela un motivo, un messaggio o un affresco. Mélanie Gentil, autrice del libro Arte e calcio, paragona questo effetto al lavoro di Georges Seurat, che compone le sue opere allo stesso modo. È allontanandosi dal mosaico che l’immagine prende vita. Il processo messo in atto è la griglia di immagini, utilizzata anche dagli ultras nelle loro composizioni. Il lavoro di Chuck Close, nella costruzione delle sue opere, può essere paragonato anche a quello degli ultras.

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Tifos dipinti
Più pratico e facile da realizzare, richiede però anch’esso ore di preparazione. Questo tipo di animazione è simile alla cultura dei graffiti. Il principio è quello di cucire o appendere più teloni di grandi dimensioni insieme, disegnando un quadro e arricchendolo con la vernice.

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Prima di cedere il passo alla pittura, per il tifos di questo tipo, sono il tracciamento ed il cucito ad essere le parole chiave. Prima della partita c’è da programmare un totale di 5 giorni di lavoro. Fabien Lacoste, “capo” della tribuna Auteuil al Parc des Princes di Parigi nel 2016, spiega che per questo tipo di installazione arriva allo stadio anche sette ore prima dell’inizio delle prove.

Questi tifos ricordano il lavoro di molti artisti di strada. Quelli del C215, che illustra sulle mura della sua città e in molti musei il legame tra cultura urbana e calcio, ma anche le creazioni di Outsiders Krew, che viaggia per i quartieri periferici di tutto il mondo per dipingere le case più fatoscenti. Un altro esempio è il collettivo Kamp Seedorf, originario di Amsterdam, che rende omaggio alle leggende del calcio della sua squadra mettendole in immagini sui muri della città #CultureGraffiti.

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Quello che l’arte prende dai tifosi è la loro natura effimera. Prima la pittura rimaneva fissa e immobile, oggi conosciamo l’emergere di opere d’arte in movimento. Lo scorso marzo, l’artista JR ha installato un trompe-l’oeil nel cortile del Napoleon du Louvre. Oltre al collage e alla mobilitazione di centinaia di volontari che ci ricordano la creazione del tifos, è la sua durata nel tempo che ci interessa: ore di preparazione e dopo… nulla. È questo aspetto effimero che rende la creazione rara e grandiosa.

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Inoltre, l’arte non è più solo qualcosa da contemplare. Non siamo più passivi di fronte alle opere d’arte, offriamo, anzi, continue forme di interazione. Prendiamo l’esempio di Tino Sehgal, un artista che adatta le sue performance artistiche a seconda del luogo in cui si esibisce. Non si avrà la stessa percezione nel bel mezzo di una piazza di Marrakech o durante una mostra al Palais de Tokyo. Si tratta, infatti, delle persone che lo circondano e delle situazioni che vive. Come se si creasse un tifo diverso a seconda del contesto della partita e dei protagonisti che la fanno rivivere.

Infine ‘arte, come il tifo, non ha limiti di forma, oggi entrambi riescono a digitalizzarsi: come dimostrano le varie mostre dell’Atelier des Lumières e questo tifo digitale è reso possibile grazie a 500 touch tablet a Lisbona.

Non c’è limite alla creatività! Un’unica esibizione può comunicare diversi messaggi: come il lavoro di Banksy, che è stato e strappato davanti ai testimoni che hanno partecipato all’asta. Così come i tifos di carta, che, una volta capovolti i fogli, cambiano completamente, come abbiamo visto in Qatar con i sostenitori di Al-Hilal.

L’arte e il tifo non hanno limiti neanche dimensionali, e il “Panorama of the Peasants’ War” di Werner Tübke può essere paragonato ad uno dei più grandi tifos del mondo realizzato a Rio, in Brasile, durante la partita di Flamengo contro Goiás.

Speriamo che queste parole abbiano acceso la vostra fiamma creativa. Ci vediamo  presto negli stadi… e nei musei!


Fonti:
Numéro
PSG Mag
20 Minutes
Vice
Benchr
So Foot
Golem13

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