Poesia 2.0: è il momento degli “Instapoet”

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10 Lug, 2019

Come sarebbe andata se Rimbaud, Baudelaire, Prévert fossero vissuti…in formato 1:1? La poesia, nella sua forma più artistica, si reinventa continuamente in forme sorprendenti. Testi, citazioni raccolte per strada e prosa: i nuovi formati digitali permettono di trasmettere messaggi forti, spesso su temi impegnati come le relazioni umane e amorose, l’auto-accettazione o la ricerca della felicità. Chi pensava che la poesia sarebbe scomparsa dovrà ricredersi, perché è nata una generazione di neo-poeti che intende mantenerla viva (a colpi di hashtag).

Instapoesia Poesia 2.0: è il momento degli “Instapoet”

 

La poesia torna pop

Questa nuova comunità di poeti dà spazio alle parole su Instagram, un social network che solitamente privilegia foto e video, generando una nuova ondata di popolarità tra le giovani generazioni. Infatti, secondo uno studio americano pubblicato dalla rivista Quarty, nel 2017 ben l’11,7% degli americani aveva dichiarato di aver letto poesie negli ultimi 12 mesi contro il 6,7% del 2012. Quelli che ne leggono di più? I ragazzi tra i 18 e i 24 anni, di cui il 17,5% di loro ha detto di leggere poesie nel 2017, rispetto all’8,2% del 2012.

Rupi Kaur, 26 anni, canadese con 3,7 milioni di followers, è una figura emblematica del movimento e un caso di successo per tutti i giovani autori. La sua ricetta? Testi brevi e incisivi su questioni personali che riguardano ognuno di noi (rapporto con il proprio corpo, amore, pressione sociale e tanto altro). La giovane poetessa si avvicina al genere in un modo tutto nuovo e moderno, riabilitando il genere e liberandolo dal suo snobismo.

 

Rupi Kaur Poesia 2.0: è il momento degli “Instapoet”

Dallo schermo alla carta

Anche se gli “Instapoet” guadagnano nuovi seguaci e acquisiscono notorietà attraverso i social network ogni giorno di più, la consacrazione vera e propria spesso resta legata alla pubblicazione con una casa editrice. Anzi, per iniziare a farsi conoscere spesso auto-pubblicano i testi a proprie spese. 
“Il libro rimane un driver essenziale di riconoscimento”, afferma Stéphane Dubois, professore associato alla NEOMA Business School e ricercatore associato alla Sciences-Po Paris. “Su Instagram esisterete solo per il tempo di lettura della vostra, un po’ come i 15 minuti di gloria promessi da Warhol. Per farsi riconoscere come poeti devono pubblicare dei libri.”

È proprio grazie a questo approccio di self-publishing che Rupi Kaur ha avuto un successo strepitoso nel 2015. Dopo essere passata per Amazon, ha firmato con la casa editrice Andrews McMeel, vendendo più di 2,5 milioni di copie della sua collana Milk and Honey, che è stata tradotta in 25 lingue (fino ad oggi).

Rupi Kaur Milk and Honey Poesia 2.0: è il momento degli “Instapoet”

 

E i brand?

Naturalmente i brand non hanno mancato di sfruttare questa tendenza stringendo partnership con i più influenti “instapoet”, come Inès Allain e il suo account Le Bitch Club, che ora ha 61 mila follower. Undiz, famoso marchio di intimo, ha fatto appello al suo talento per creare una linea di T-shirt. E anche se Inès Allain non riesce ancora a guadagnarsi da vivere con il suo lavoro da poeta, per altri si rivela un’attività molto redditizia. Manon Raja collabora con i maggiori marchi di lusso come Dior o Mauboussin e – a detta sua – guadagna tra gli 800 e i 5000 euro al mese.

L’iconico marchio GUCCI, che si distingue per le sue eccentriche collezioni e la comunicazione di successo, ha collaborato con il poeta Cleo Wade in occasione della Festa della Donna. Attraverso frasi colorate e di impatto che promuovono l’uguaglianza di genere, GUCCI ha voluto sensibilizzare i consumatori sulle disuguaglianze che persistono tra i due sessi nella nostra società. La serie di opere dell’artista è stata ampiamente promossa attraverso una campagna di comunicazione globale sui social network, sulle piattaforme del marchio e CHIME FOR CHANGE, sui principali quotidiani, oltre che su un’affissione a Time Square.

GUCCI Chime for Change Poesia 2.0: è il momento degli “Instapoet”

La poesia si sta rinnovando ed emancipando dal formato tradizionale che conoscevamo. Lo Slam, parlato performato, instapoesia e tutte le nuove forme di scrittura sono mezzi di espressione che aprono il campo delle possibilità ad una nuova generazione di scrittori. L’esplosione di Instagram è stata spesso considerata come morte delle parole, a beneficio delle immagini: invece l’impatto e la forza delle parole non sono mai stati più attrattivi, sia per i consumatori che per i brand.

 


Fonti:
LADN
Numerama
Les Echos

Foto:
@rupikaur_
@exegese_risible

 

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